“Non siamo costretti a subire il controllo della nostra mente, con le sue associazioni casuali e le sue improvvise emozioni dirompenti: possiamo riprendere in mano il timone”. (D.Goleman)

Negli ultimi anni la meditazione di consapevolezza è passata dall’essere una pratica elitaria a rimedio per risolvere qualunque problema, dal sovrappeso alle relazioni di coppia e al successo nel lavoro. La plasticità del cervello, per cui la struttura di questo organo è influenzata dalle emozioni e dagli stati mentali, è ormai ampiamente condivisa e ha aperto la strada a una serie di metodi di “training mentale” che si propongono di migliorare la vita emotiva e intellettuale. Gli studi recenti ci insegnano quello che la meditazione può fare veramente per noi, e come trarne il massimo beneficio.

Cos’è la mindfulness?

La parola mindfulness, traduce in chiave occidentale e scientifica il significato di un’antica parola della tradizione buddista indiana, che in lingua Pali suonava come “Sati”. Usare il termine consapevolezza per riportare il concetto nella nostra lingua non sarebbe corretto. Occorre una perifrasi.

Mindfulness è consapevolezza non giudicante del momento presente, o “pienezza della consapevolezza”.

E’ una pratica plurimillenaria – eppure codificata e sperimentata in ambito clinico soltanto da tre decenni – che consiste nel portare intenzionalmente la propria attenzione sul presente, momento dopo momento, per svincolarsi dal passato (che non c’è più) e dal futuro (che non c’è ancora) arrivando a vivere con pienezza e gentilezza (anche e soprattutto verso se stessi) l’unico momento possibile: questo.

Nonostante l’approccio orientale faccia subito pensare a filosofie e religioni lontane, la mindfulness è in realtà una pratica concreta, specifica, comprendente una formazione teorica e molti esercizi applicativi che costituiscono lo scheletro portante di una disciplina che non è un oggetto fumoso o una fredda psicotecnica ma piuttosto un allenamento progressivo in direzione di un nuovo stile di vita.

Come funziona?

Il modo in cui noi usiamo l’attenzione, nella vita di tutti giorni, ha un’importanza fondamentale per il nostro benessere e la nostra salute. Spesso ci capita di trascorrere interi periodi come se avessimo in mente soltanto alcuni pensieri fissi: il lavoro, le preoccupazioni, il dolore, i problemi… Focalizzare la nostra attenzione solamente su questi elementi (sempre uguali, tra l’altro) ci blocca in una condizione di perenne tensione, che comunemente viene chiamata stress.

Lo stress è la cronicizzazione di una condizione che in natura servirebbe per affrontare pericoli improvvisi: al cospetto di un predatore o di una calamità il nostro cervello – e di conseguenza il nostro corpo – reagisce con un allarme generale, irrigidendo i muscoli, concentrando l’attenzione, aumentando pressione e ritmo cardiaco, alterando l’equilibrio ormonale, preparandoci a fuggire, combattere o immobilizzandoci. Questo è l’automatismo che la natura ci ha insegnato per sopravvivere. Se però questa condizione di allerta si prolunga in modo indefinito, in assenza di un pericolo reale da gestire, il nostro funzionamento si adatta a questa criticità rendendoci perennemente stressati e fossilizzandoci in automatismi che ci trascinano lungo la nostra stessa vita.

Mindfulness significa imparare progressivamente a tornare a una forma di attenzione rilassata, diffusa, creativa, ancorata al presente, incline ad accogliere la realtà semplicemente per come è. Osservando pensieri, emozioni e sensazioni per ciò che sono: contenuti mentali.

A chi serve?

La mindfulness è una pratica in grado di contribuire attivamente e tangibilmente al benessere psicofisico, come confermano centinaia di recenti pubblicazioni scientifiche internazionali.

Gli effetti studiati vanno dalla diminuzione dell’ansia alla riduzione dei sintomi depressivi, dalla minore percezione del dolore cronico al contenimento delle dipendenze, dall’abbattimento del rimuginio all’equilibrio tra sistema simpatico e parasimpatico, dalla migliore variabilità cardiaca al controllo della pressione sanguigna.

Ciò non toglie che il primario scopo della consapevolezza sia la consapevolezza in sé.

Come si svolgono le sedute?

Il training di base si svolge in piccolo gruppo o singolarmente, dura due mesi, con otto sedute settimanali di 60 minuti ciascuna.

La formazione è per il 30% teorica e per il 70% applicativa. Ogni settimana alcuni file audio che ti faranno da guida per gli esercizi quotidiani di meditazione, da svolgere a casa tua tra un incontro e il successivo.

Trattandosi di una pratica, va praticata: ti sarà richiesto un impegno quotidiano.